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Politica e opinioni. Tra governo sardo e governo nazionale PDF Stampa
Sabato 18 Dicembre 2010 11:32

Non arriva l'auspicato sereno. Dalle nuvole politiche solo fulmini e tuoni?

 

L'Ufficio stampa del CAL sardegna, ospita in questa pagina l'editoriale de L'Unione Sarda pubblicato da Gianni Filippini, in prima pagina.

 

 


L'inverno della politica non smette di sfogarsi con fulmini e tuoni. Come quello meteorologico è un brutto inverno. Fa molto freddo, il gelo condiziona i rapporti fra partiti che si negano al confronto pacato e al dialogo costruttivo auspicati da Napolitano e sollecitati anche dalla Chiesa.

 

Così, a dispetto dell'antico proverbio, dai tanti e minacciosi nuvoloni non viene giù l'acquazzone liberatorio, promessa dell'atteso sereno e soprattutto netturbino di molta spazzatura. Scariche elettriche ed esplosioni di decibel la fanno da padroni. Il 14 dicembre non ha separato nettamente il grano dal loglio. Ed è ancora scontro senza esclusione di colpi. Spesso gli scambi di accuse - anche al femminile, purtroppo! - corrono verso i media compiacenti sui binari della volgarità.

 

E mentre impazzano improbabili sondaggi traboccanti di contraddizioni, l'inesausta fantasia italica riesce a inventarsi un nuovo - si fa per dire - movimento.
Per il Polo della Nazione c'è stato un regolare battesimo. Però, a pensarci un po' su, staccato da tempo il tubo dell'ossigeno al bipartitismo, è stato soltanto una sorta di laica estrema unzione per l'agonizzante bipolarismo. E c'è il dubbio che il gracile neonato sia un'aggregazione poco convinta e a tempo determinato. Il tempo che Fini, Casini e Rutelli si assegnano per ritentare di far cadere Berlusconi e per giocarsi, soprattutto, altre personalissime carte.

Gli squilli che il successo di martedì scorso ha sollecitato al Pdl sono giustificati.

 

Il governo è salvo e il pallino del gioco è ancora nelle mani del premier. Nel deprecabile clima da derby calcistico, sono forse comprensibili (non giustificabili) i poco eleganti sberleffi ai presentatori delle mozioni di sfiducia. E l'ottica partigiana non esclude i rinnovati, furiosi attacchi a Fini indicato come l'architetto del mancato ribaltone.

 

Però, a qualche giorno da quell'appuntamento caricato di attese e veleni, non sembra opportuno che si continui a insistere con sguaiati canti di vittoria. E non tanto perché sono davvero poca cosa quei tre voti faticosamente racimolati all'ultimo momento e persino finiti sul tavolo della magistratura. Piuttosto perché la striminzita differenza fra maggioranza e opposizione non consente certo di governare. E soprattutto perché il Paese - infastidito e disorientato dalle chiacchiere - continua a non avere certezze su chi, come e quando risolverà i drammatici problemi che lo tormentano.

Respinta l'ipotesi di bocciatura, il governo ha comunque deciso di andare avanti. Sa di non avere la forza sufficiente e per questo intende sottoporsi a una cura ricostituente. Non sembra avere problemi nella ricerca delle vitamine. Pare infatti che gli bussino alla porta. Sono i deputati che con ambiguo eufemismo si definiscono delusi e chiedono di mettersi o rimettersi sotto le sue ali accoglienti.

 

Berlusconi ha fatto sapere che ci sono dei posti disponibili. E, sottinteso, di volerli assegnare ai più veloci saltatori sul carro del vincitore. Buttata lì, a caldo, ancora a pochi metri dagli scogli della crisi, ha l'aria di un'esplicita proposta di ingaggio.

 

E se, come dice Bersani, la carne è debole non c'è dubbio: il governo potrà andare avanti. Almeno sino a quando nuove elezioni non si imporranno come male minore.