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Relazione sulla gestione finanziaria degli Enti Locali in Sardegna 2011-2014 PDF Stampa

La Corte Conti Sezione Controllo per la Sardegna con la deliberazione n.42 del 21 aprile 2016 ha pubblicato la “relazione sulla gestione finanziaria degli enti locali in Sardegna esercizi 2011-2014”.

L’analisi sullo stato della finanza degli enti locali in Sardegna (programmata con la deliberazione n. 22/2015/INPR) mira a delinearne gli andamenti complessivi per la verifica del rispetto degli equilibri di bilancio da parte degli enti locali sardi, sottolineando le principali irregolarità e criticità riscontrate. Tali aspetti significativi della finanza locale nella Regione vengono rilevati in un momento nel quale oltre alle consuete difficoltà emergono due elementi rilevanti riguardanti l’armonizzazione contabile ed il processo istituzionale di riordino delle funzioni di area vasta.

La relazione, si basa principalmente sull’analisi dei rendiconti di gestione e si avvale di un quadro conoscitivo più ampio esteso ad altre fonti informative. Il principale riferimento è costituito dai dati dei rendiconti 2011-2014 degli enti locali, acquisiti telematicamente dal sistema Sirtel e rielaborati attraverso il data warehouse “ConosCo”, nonché dalle relazioni degli organi di revisione contabile degli enti locali, trasmesse ai fini del controllo finanziario di cui all’art. 1, commi 166, e ss. della Legge n. 266 del 2005 ed acquisite dal sistema Siquel.

Gli enti oggetto dell’analisi finanziaria effettuata con il sistema Sirtel è di sicura rappresentatività,essendo costituito dalla totalità delle province sarde e da 295 comuni sardi su 377 complessivi, con una popolazione di 1.419.098 abitanti, pari all’85,29 per cento del totale nel 2014

. Tra gli enti considerati sono stati inclusi anche gli enti che hanno partecipato alla sperimentazione prevista dall'art. 36 del d.lgs. n. 118 del 2011, modificato dal d.l. n. 102 del 2013.


Testo deliberazione 42-2016 e testo Relazione sulla gestione finanziaria degli Enti Locali della Sardegna.

 
Corte Conti Sardegna. Deliberazione n. 36-2016. PDF Stampa

Possibilità di prevedere, dopo l’istituzione del Fondo Unico per gli enti locali, il contributo per l’incentivazione della produttività, di cui alla L.R. n. 19 del 1997, tra le risorse variabili destinate alla produttività dei dipendenti.

 

La Corte dei Conti sezione regionale di controllo per la Sardegna con la deliberazione n. 35/2016/PAR del 16 marzo 2016 ha risposto al comune di Capoterra che chiedeva di conoscere l’avviso della Sezione delle Corte “in ordine alla possibilità per il Comune di prevedere – anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 10 della L.R. n. 2 del 2007 che ha istituito il Fondo Unico per gli enti locali - il contributo per l’incentivazione della produttività, di cui alla L.R. n. 19 del 1997, tra le risorse variabili destinate alla produttività dei propri dipendenti, ove nel bilancio dell’ente sussista la relativa capacità di spesa, come previsto dall’ultimo capoverso dell’art. 31 del CCNL del comparto del personale delle Autonomie locali del 6 luglio 1995, costituito secondo le previsioni dell’art. 15,comma 1, lettera K, del CCNL del 1° aprile 1999”.

Con riguardo al quesito posto dal comune di Capoterra la Sezione di Controllo precisa che:

le risorse del Fondo Unico di cui alla L.R. n. 2/2007, pur se variabili nel loro ammontare nel corso degli anni, confluiscono nel bilancio dell’ente territoriale con carattere di stabilità e di ripetitività.

La sezione sottolinea che la “piena autonomia” dell’ente locale nell’utilizzo degli stanziamenti assegnati non può prescindere dal perseguimento degli obiettivi assegnati dalle leggi i cui fondi sono confluiti nel fondo unico, che deve intendersi come prioritario rispetto a ulteriori destinazioni. La richiamata autonomia dell’ente locale nell’utilizzo degli stanziamenti assegnati, come ricostruita e delimitata dalla Sezione, determina che l’ente ha facoltà destinare risorse del fondo unico regionale al fondo per il finanziamento della parte variabile della retribuzione dei propri dipendenti ex art. 31 CCNL del 1995, ma nell’assoluto rispetto dei limiti e dei vincoli che seguono:

1. non deve determinare pregiudizio al perseguimento degli altri obbiettivi prioritari;

2. l’ente locale deve assicurare il rispetto delle disposizioni in materia di contenimento della spesa per il trattamento accessorio del personale dettate dall’art. 9, comma 2bis del D.L. n. 78 del 2010;

3. gli oneri per il personale finanziati con risorse del fondo unico regionale devono, infatti, essere ricompresi tra le spese rilevanti ai sensi dell’art. 1, comma 557, e dell’art. 1, comma 562 della legge n. 296 del 2006.


Deliberazione Sezione Controllo Regione Sardegna n. 35/2016

Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Marzo 2016 08:43
 
Corte Conti Sardegna. Deliberazione n. 21-2016. PDF Stampa

Spesa per il personale. Riduzione dell'aliquota IRAP ai sensi della L.R. n. 12/2013. Riespansione ai sensi della L.R. n. 5/2015. Violazioni dei limiti di spesa di cui all'art. 1, comma 557, L. n. 296/2006.

 

La Corte dei Conti sezione regionale di controllo per la Sardegna con la deliberazione n. 21/2016/PAR del 01 marzo 2016 ha risposto al comune di Iglesias che chiedeva di conoscere l’avviso della Sezione delle Corte “in ordine alla possibilità di non vedersi addebitato per il 2015 il mancato rispetto del tetto di spesa in materia di personale essendo lo stesso dipeso da modifiche normative introdotte dal Legislatore regionale che, dopo avere previsto la riduzione per il triennio 2013/2015, ha ridotto l’ambito temporale di vigenza del beneficio alle sole annualità 2013 e 2014”.

Con riguardo al quesito posto dal Comune di Iglesias, la Sezione di controllo sottolinea che in un precedente parere (del. n. 71/2014) aveva già rappresentato che l’applicazione di tale beneficio avrebbe, dapprima, comportato la riduzione dell’aggregato rilevante ai fini della disciplina del contenimento della spesa per il personale, e successivamente, l’aumento del medesimo aggregato al termine della vigenza di tale beneficio. Ciò con il rischio di possibili violazioni del tetto di spesa normativamente previsto (secondo l’art. 1, comma 557quater, L. n. 296/2006, dal 2014 il limite di spesa è la media del triennio 2011/2013), e della possibile applicazione delle sanzioni conseguenti alla violazione della disciplina di contenimento.

In particolare, al fine di orientare l’azione amministrativa degli Enti Locali, si raccomandava di non ignorare che la riduzione della spesa per il personale, nella misura corrispondente alla quota di riduzione dell’IRAP, non poteva essere ricondotta agli interventi di contenimento della spesa operati ai sensi dell’art. 1, comma 557, L. n. 296/2006 ma, piuttosto, doveva essere considerata una conseguenza automatica della riduzione dell’aliquota IRAP. Si segnalava, pertanto, l’esigenza di valutare prudenzialmente che al termine del regime transitorio, all’incremento dell’IRAP si sarebbe dovuta aggiungere la nuova spesa per il personale, eventualmente medio tempore assunta, e che ciò avrebbe potuto comportare seri rischi per il rispetto della disciplina di contenimento della spesa per il personale.

In conclusione, quindi, qualora cessato il regime transitorio di riduzione dell’aliquota IRAP, la spesa per il personale complessiva superi i limiti prescritti e, neutralizzando l’aumento dell’IRAP, residui un incremento della spesa per il personale, lo stesso non può essere ricondotto all’intervento del Legislatore regionale ma a scelte amministrative che incautamente non hanno tenuto in debita considerazione la transitorietà del regime di favore. Viceversa, qualora neutralizzando l’aumento dell’IRAP non si registri alcun incremento dell’aggregato spesa per il personale e il superamento dei limiti sia dovuto esclusivamente alla quota di riespansione dell’IRAP, la violazione della disciplina vincolistica non potrà essere imputata all’Ente e allo stesso non potranno essere applicate le conseguenze previste dall’art. 1, c. 555 ter, L. n. 296/2006.

 

Deliberazione n.21-2016

 
Corte dei Conti Sardegna deliberazione 5-2016 PDF Stampa

Limiti in materia di incarichi per consulenza, studio, ricerca – Principio di compensazione. Compatibilità della normativa regionale con quella statale di contenimento.


La Corte dei Conti sezione regionale di controllo per la Sardegna con la deliberazione n. 5/2016/PAR del 29 gennaio 2016 ha risposto al comune di Iglesias che chiedeva un parere relativo alla “interpretazione dell’art. 6, comma 7, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con la legge 30 luglio 2010, n. 122, in merito alle spese di consulenza e studi in un ente che negli anni 2009, 2010 e 2011 non ha posto in essere alcuna spesa”.

La Sezione, con dopo aver illustrato il contenuto della disposizione sopra richiamata (le cui percentuali sono state più volte oggetto di revisione da parte del Legislatore), richiama i principi fissati in materia dalla Sezione delle Autonomie con deliberazione n. 26/SEZAUT/2013/QMIG del 30 dicembre 2013, in cui è stata estesa la discrezionalità, per gli enti locali, di operare compensazioni, nel rispetto del tetto complessivo di spesa risultante dall’applicazione dei singoli coefficienti di riduzione per consumi intermedi, previsti da norme dettate in materia di coordinamento della finanza pubblica.

In particolare, la Sezione delle Autonomie ha considerato legittimo che lo stanziamento in bilancio, riferito alle diverse tipologie di spese soggette a limitazione, avvenga in base alle necessità istituzionali dell’ente, ritenendo che il Comune possa operare compensazioni tra gli importi calcolati nel rispetto dei vincoli di legge, anche al di là delle voci previste dall’art. 6 del d.l. 78/2010.

 

Con riguardo al quesito posto dal Comune di Iglesias, la Sezione di controllo ritiene, quindi, che la asserita totale assenza di spese per consulenze nel triennio 2009-2011 non determini un divieto assoluto di effettuare spese di detta specifica tipologia. Sarà rimessa all’Ente la scelta se avvalersi di consulenti esterni (qualora siano rispettate tutte le altre condizioni stabilite dalla legge) e, di conseguenza, operare una riduzione della spesa complessiva sostenuta nel medesimo esercizio per le varie tipologie di spese soggette a limitazione, in modo tale da garantire il globale raggiungimento degli obiettivi complessivi di contenimento.

Per quanto concerne la possibilità di applicare alla spesa in esame la deroga stabilità dall’art. 2, comma 6, della legge regionale n. 10 del 18 marzo 2011 e successive modifiche, si richiama quanto già affermato da questa Sezione nella deliberazione n. 69/2014/PAR. E’ consentito, quindi, escludere dall’ambito applicativo dell’art. 6, comma 7, del D.L. n. 78/2010 le somme trasferite dalla Regione autonoma della Sardegna, ivi comprese quelle del fondo unico previsto dall’articolo 10 della legge regionale 29 maggio 2007, n.2. Occorre, peraltro, ribadire che i limiti di spesa di cui al decreto legge n. 78/2010 sono stati ricondotti dalla Corte Costituzionale ai principi di coordinamento della finanza pubblica, come tali cogenti anche per le Regioni a statuto speciale nonché per le amministrazioni locali di tali Regioni.

Si deve, altresì, osservare che non rientra nella deroga disposta con legge regionale il nuovo limite di cui all’art. 14, comma 1, del decreto legge n. 66 del 2014, che si aggiunge al precedente.

Si evidenzia, infine, che il comma 4-ter dell’art. 14 stabilisce che “… ai comuni, è comunque concessa, in coerenza e secondo le modalità previste al comma 10 dell’art. 8 e ai commi 5 e 12 dell’art. 47, la facoltà di rimodulare o adottare misure alternative di contenimento della spesa corrente, al fine di conseguire risparmi comunque non inferiori a quelli derivanti dall’applicazione dei commi 1 e 2 del presente articolo”.

 

Testo integrale della Deliberazione

Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Febbraio 2016 11:10
 
Sezione Autonomie - utilizzo dei resti assunzionali degli anni 2011-2013 PDF Stampa

La Corte dei conti, Sezione Autonomie, con la delibera 26/2015, afferma che i resti assunzionali degli anni 2011-2013 possono essere liberamente utilizzati per effettuare assunzioni non soggette al congelamento disposto dall’articolo 1, comma 424, della legge 190/2014.

 

La Sezione afferma che “gli enti locali possono effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato utilizzando la capacità assunzionale del 2014 derivante dalle cessazioni di personale nel triennio 2011-2013, sempre nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica; mentre, con riguardo al budget di spesa del biennio 2015-2016 (riferito alle cessazioni di personale intervenute nel 2014 e nel 2015), la capacità assunzionale è soggetta ai vincoli posti dall’articolo 1, comma 424 della legge 190/2014 finalizzati a garantire il riassorbimento del personale provinciale”.

 

Testo Deliberazione n. 26/2015 Sezione Autonomie Corte dei Conti

 
Sezione Autonomie - applicazione dell'art. 1, comma 424 della legge di stabilità per il 2015 PDF Stampa

La Corte dei Conti, Sezione delle autonomie,  con la delibera n. 19 depositata il 16 giugno 2015, ha affrontato alcune questioni di massima deferite da diverse Sezioni regionali, in merito alle problematiche interpretative poste dall’applicazione dell’art. 1, comma 424, della legge di stabilità per il 2015 (L. n. 190/2015).

La Corte dei Conti, Sezione Autonomie, ha condiviso quanto affermato dalla Sezione remittente, ovvero che: “la novella in esame appare introdurre una lex specialis valevole per i soli anni 2015 e 2016” che integra un regime derogatorio alla disciplina generale che regola le facoltà assunzionali – soprattutto per i profili dei vincoli assunzionali – finalizzato a destinare tutte le risorse disponibili per le assunzioni a tempo indeterminato alla realizzazione di due obiettivi: l’immissione in ruolo di tutti i vincitori di concorso pubblico collocati nelle graduatorie dell’Ente e la ricollocazione nei propri ruoli delle unità soprannumerarie destinatarie dei processi di mobilità. Una volta venute meno le ragioni che giustificano la deroga troveranno nuovamente applicazione le disposizioni della disciplina ordinaria”.

La Sezione Autonomie pronuncia i seguenti principi di diritto:

Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Settembre 2015 07:55
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Deliberazione Corte dei Conti Sardegna n. 52 del 13 luglio 2015 PDF Stampa

Diritti di rogito segretari comunali

 

l Comune di Elmas interpella la sezione regionale Sardegna della Corte dei Conti chiedendo "come andrà ripartito l’introito annuale proveniente dai cc.dd. diritti di rogito nel caso in cui, durante lo stesso anno, si siano succeduti presso l’Ufficio di   Segreteria comunale due segretari (il secondo in veste di supplente a scavalco) e il primo di essi risulti eventualmente avere già raggiunto il limite del quinto del suo stipendio in godimento di cui all’art. 10 comma 2-bis del D.L. n. 90/2014, convertito in legge 114/2014. Più specificamente, può il Comune denegare al secondo Segretario supplente ogni riparto ( pur non raggiungendo quest’ultimo il limite di cui sopra ) sul presupposto che il quinto dello stipendio in godimento non costituirebbe un limite soggettivo ma oggettivo per l’ente?”.

La sezione esprime il proprio avviso con la deliberazione n. 52/2015/PAR del 13 luglio 2015, come segue:

"Nel merito del quesito sollevato dal Comune di Elmas va precisato che la quota dei proventi già riconosciuta ai segretari (diritti di rogito) ai sensi dell’abrogato art. 41 comma 4 della legge 312/1980, era stata univocamente intesa come importo massimo teorico annuale consentito a carico del bilancio dell’ente, indipendentemente dal numero dei soggetti beneficiari, cioè delle diverse vicende sostitutorie intervenute nello svolgimento dell’attività rogante (v. sez. controllo Toscana n. 170/2013 ).

 

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Deliberazione Corte dei Conti Sardegna n. 50 del 13 luglio 2015 PDF Stampa
Compensi ai componenti del consiglio di amministrazione


Il Commissario Straordinario della Provincia di Cagliari ha chiesto il seguente parere: “se il combinato disposto dell’articolo 1, comma 725, della legge 296/2006 con la nuova formulazione dell’art. 4, comma 4 del decreto legge n. 90/2014 possa essere interpretato nel senso che il limite dell’80 per cento del costo complessivamente sostenuto nel 2013 debba essere riferito al compenso lordo annuale, onnicomprensivo, attribuito al presidente e ai componenti del consiglio di amministrazione in quanto membri dell’organo collegiale di direzione, mentre l’indennità di risultato, essendo eventuale e distribuibile solo al raggiungimento di un determinato risultato (nel caso di produzione di utili) e per importi da determinarsi entro parametri prefissati [(non superiore al doppio del compenso onnicomprensivo (compenso più rimborsi spese documentati)] possa essere comunque attribuito anche in eccedenza del valore pari all’80 per cento conseguito nel 2013 (riferito alla sola quota fissa ).

La sezione esprime il proprio avviso con la deliberazione n. 50/2015/PAR del 13 luglio 2015, come segue:

La Sezione ritiene, pertanto, che non vi siano elementi per discostarsi dall’interpretazione fornita nel precedente sopra richiamato e ribadisce che il limite dell’80 per cento del costo complessivamente sostenuto nel 2013 si applica al trattamento economico complessivamente considerato, comprensivo del compenso fisso e dell’eventuale indennità da corrispondere sulla base degli utili realizzati. Pertanto l’indennità di risultato potrà essere riconosciuta, nei limiti di cui all’art. 1, comma 725 della legge n. 296/2006, solo se l’onere complessivo, così determinato, a carico dell’ente non superi l’80 per cento di quello sostenuto nel 2013.

 

 

Deliberazione n. 50 del 13 luglio 2015

 
Deliberazione Corte dei Conti Sardegna n. 51 del 13 luglio 2015 PDF Stampa

 

La spesa impegnata per cantieri occupazionali


Il Sindaco del Comune di MONTRESTA ha richiesto alla Sezione del controllo un parere in merito all’interpretazione dell’art.1, comma 562, della legge n.296/2006.

In particolare l’amministrazione ha richiesto se, dovendosi procedere all’attribuzione di posizioni organizzative e delle correlate indennità, nel raffronto tra la spesa del 2015 e la spesa storica del 2008 si debbano conteggiare per il 2008 anche le spese impegnate nello stesso anno (e liquidate successivamente) per cantieri occupazionali finanziati con risorse del fondo unico regionale indistinto di cui alla L.R. n.2/2007”

La sezione esprime il proprio avviso con la deliberazione n. 51/2015/PAR del 13 luglio 2015, come segue:

Dalla lettura delle disposizioni sopra riportate risulta evidente che le risorse del Fondo Unico di cui alla L.R. n.2/2007, pur se variabili nel loro ammontare nel corso degli anni, confluiscono nel bilancio dell’ente territoriale con carattere di stabilità e di ripetitività - nelle more della riforma dei rapporti finanziari tra Regione ed enti locali - con il vincolo del loro utilizzo per interventi occupazionali, per politiche attive del lavoro o per l’esercizio delle funzioni di competenza dell’ente locale.

Tali risorse vengono dunque acquisite dalle amministrazioni locali, secondo schemi e moduli ordinari e ripetitivi nel tempo, per essere adibite all’esercizio delle proprie funzioni o destinate al funzionamento del proprio apparato, latamente inteso, gravando quindi in via ordinaria e definitiva sul bilancio dell’amministrazione stessa.

9. In conseguenza di quanto sopra considerato ritiene la Sezione, rispondendo al quesito formulato, che la spesa impegnata per cantieri occupazionali, finanziata con risorse del fondo unico regionale indistinto di cui alla L.R. n.2/2007, debba essere ricomprese tra le spese rilevanti ai sensi dell’art.1, comma 562, della legge n.296/2006.

 

Deliberazione n. 51 del 13 luglio 2015

 
Deliberazione 32-2015 richiesta di parere comune Nurri PDF Stampa

Con deliberazione n. 32 del 21 aprile 2015 la Corte dei Conti Sezione controllo della Sardegna si è pronunciata sulla richiesta di parere presentata dal sindaco del comune di Nurri in merito alla possibilità di "procedere nel 2015 all’assunzione di un’unità di personale, per effetto di una cessazione intervenuta nel 2013, a conclusione di una procedura concorsuale che, seppure avviata nel 2014, si concluderà nel corso del 2015. E ciò alla luce della Legge finanziaria statale per il 2015 (L. n. 190/2014) che all’art. 1, commi 424 e 425, ha fissato specifici limiti alle assunzioni da parte degli Enti Locali al fine di favorire la ricollocazione del personale delle Province destinatario di procedure di mobilità".

La sezione precisa quanto segue:

" Su tale assetto normativo è intervenuta la L. n. 190/2014 (Legge finanziaria statale per il 2015) che all’art. 1, comma 424, ha previsto che gli Enti Locali, per gli anni 2015 e 2016, destinino le risorse disponibili per le assunzioni a tempo indeterminato all’immissione nei ruoli dei vincitori di concorso pubblico collocati nelle proprie graduatorie vigenti o approvate alla data di entrata in vigore della presente legge e alla ricollocazione nei propri ruoli delle unità soprannumerarie destinatarie dei processi di mobilità.

Per fare chiarezza sulla portata applicativa di tale norma sono intervenuti il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e il Ministro per gli affari regionali che, con la Circolare n. 1/2015, hanno chiarito, tra l’altro, che:

- le risorse da destinare alle finalità di cui al citato comma 424, sono quelle disponibili per gli anni 2015 e 2016 riferite, quindi, alle cessazioni intervenute nel 2014 e nel 2015;

- la predetta capacità assunzionale deve essere destinata in via prioritaria all’immissione nei ruoli dei vincitori di concorso pubblico collocati nelle proprie graduatorie vigenti o approvate al 1° gennaio 2015;

- le risorse rimanenti devono essere destinate ai processi di mobilità del personale soprannumerario degli enti di area vasta;

- rimangono consentite le assunzioni a valere sui budget degli anni precedenti.
Pertanto, qualora le cessazioni siano intervenute nel 2013, la capacità assunzionale del 2014, eventualmente rinviata nel 2015, non soggiace alle descritte limitazioni introdotte dalla L. n. 190/2014".

 

Testo deliberazione n. 32 del 21/04/2015

 
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