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Conferenza dei Consigli Comunali PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 14:35

Statutaria, «autonomie locali a rischio»

Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Agosto 2010 09:23
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Lettera dell’on. Mario Floris al Presidente Spissu: “Sullo scarso coinvolgimento del Consiglio delle Autonomia ha ragione Milia” PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 14:32

Cagliari, 30 agosto 2007 – L’On. Mario Floris (UDS), intervenendo sul dibattito circa il coinvolgimento del Consiglio delle autonomie locali nei processi legislativi, ha inviato al Presidente del Consiglio regionale la seguente lettera:

“La protesta del Presidente del Consiglio delle autonomie locali, Graziano Milia, sul mancato coinvolgimento dell’organismo e quindi della sua partecipazione al procedimento di formazione della legge regionale che disciplina gli appalti pubblici in Sardegna, appare fondata e giusta. E’, tuttavia, una protesta parziale e riduttiva rispetto all’esercizio delle competenze che al Consiglio delle autonomie attribuisce la legge istitutiva n. 1 del 2005. Dopo circa tre anni dalla sua promulgazione, risulta infatti quasi del tutto inapplicata anche rispetto alla Conferenza permanente Regione-Enti locali.
La voce del presidente Milia è “una voce solitaria nel deserto”, tenuto conto del quasi assoluto silenzio delle Associazioni rappresentative degli enti locali. Il che la dice lunga sul rapporto complessivo con la Regione da parte degli EELL che è di una condiscendenza totale.
L’istituzione del Consiglio delle autonomie e l’istituzionalizzazione della Conferenza permanente Regione-Enti locali (nata di fatto nei primi anni ’90 anticipando, primi in tutta Italia, una leale collaborazione tra Regione, Province e Comuni), avrebbe dovuto determinare un rapporto istituzionale costante, coerente con gli obiettivi condivisi, irrinunciabile per la crescita civile e lo sviluppo delle comunità locali, provinciali e regionale.
Tutto ciò non c’è stato e non se ne vede traccia. Occorre perciò dare sostegno, non solo tendere l’orecchio alla voce solista e solitaria del Presidente del Consiglio delle autonomie, Graziano Milia, con iniziative di sensibilizzazione del Consiglio e della Giunta regionale, stimolando i “centri di potere” che sino ad ora hanno tenuto tali organismi in naftalina.
A tal fine, iniziativa necessaria ed opportuna pare essere quella prevista dall’art. 19 bis del Regolamento interno del Consiglio regionale, ovvero investire dell’intera problematica qui rappresentata la “Commissione di verifica” perchè previa approfondita indagine conoscitiva, riferisca sullo stato di attuazione e di rispetto delle leggi vigenti da parte della Giunta regionale; nel caso di specie degli articoli 12, 13, 14 della LR n1/2005 per quanto attiene la Conferenza permanente Regione-Enti locali.
Contestualmente il Presidente del Consiglio dovrebbe riferire dello Stato dei rapporti e dell’organizzazione complessiva del Consiglio delle autonomie locali.
Cordiali saluti,
Mario Floris”

Fonte: http://consiglio.regione.sardegna.it/sito/XIIILegislatura/Comunicati%20stamp/C20070830A.asp

 
Seduta congiunta sulla Finanziaria del Consiglio Regionale e del Consiglio delle Autonomie. PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 14:31

Nota stampa della Regione Sardegna della seduta n. 313 del 26 aprile 2007

Milia: dare alle autonomie il giusto peso.

Spissu: indispensabile il consenso e la partecipazione perché le riforme vengano applicate.

 
Parte la Finanziaria 2007 PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 14:30

Cagliari, 26 aprile 2007 – Parte la Finanziaria 2007 con un appuntamento preliminare di natura istituzionale: la riunione congiunta tra Consiglio regionale e Consiglio delle Autonomie, previsto dalla legge istitutiva di quest’ultimo. E’ la seconda volta che ciò accade e il presidente dell’assemblea regionale, on. Spissu, sollecita, superato il rodaggio, “una riunione meno diplomatica” nell’esercizio “di una leale collaborazione”, ribadendo che questa legislatura, definita costituente, basa buona parte del successo, oltre che sulla qualità dei processi di riforma, sulla loro condivisione da parte degli enti locali, essendo, le riforme, applicabili se condivise dalla gente, a cui sono destinate. Il Consiglio regionale – ha detto – fa la sua parte ed elenca, il presidente Spissu, leggi fatte (in particolare la legge 9 che assegna competenze ai Comuni, e la Statutaria, tuttora in itinere) e da fare (in cantiere la nuova organizzazione della Regione, la riforma dei Consorzi e di Bonifica e di quelli industriali): per le une e per le altre ha sempre sollecitato ampi processi di partecipazione, condizione essenziale perché le riforme, da metodo, diventino sostanza. Ma, come accade nelle fasi di innovazione, si scontano perplessità e resistenze; emergono problemi prima sottovalutati, anche in tema di risorse finanziarie e umane. Insomma, il processo riformista non è una passeggiata e decidere insieme diventa “un doveroso atto di responsabilità”, fuori dalla gerarchia dei ruoli codificata dalla riforma del titolo quinto della Costituzione (equiordinazione tra i livelli delle rappresentanze politico-istituzionali). Occorre, ha sottolineato quel processo virtuoso che supera i localismi e le convinzioni autarchiche e apre al dialogo, enfatizzando i momenti di coesione “che consentono di fare sistema”. Ciò non toglie – ha sottolineato – che forse il rapporto con il Consiglio delle Autonomie deve essere perfezionato (ruoli, funzioni e tempi possono essere da rivedere): resta in piedi una finale, quella di collaborare all’impegno comune di cambiare, in meglio, la società sarda.
Il presidente del Consiglio delle Autonomie, Graziano Milia sembra avanzare tuttavia qualche riserva sullo stato dell’arte. La pari ordinazione del titolo quinto non è di stretta osservanza, anche se il “pilastro” della Conferenza Regione-Autonomie è efficace grazie allo strumento dell’intesa, che riesce a sottrarre alcune provvedimenti alla “contesa” delle aule. E’ l’altro pilastro poco stabile, quello che detta i rapporti, “ai quali noi ci siamo sempre rigorosamente attenuti”, tra Consiglio Regionale e Consiglio delle Autonomie. Milia, che ha parlato con grande pacatezza dichiarando ampia disponibilità ad affrontare alcuni temi prioritari, ha chiesto, in sostanza, che l’organismo da lui presieduto sia considerato con maggiore rispetto. Tra le priorità, i testi unici (il corpus legislativo è vasto e non sempre concorrente; esistono sbavature che complica l’attività degli enti locali) e i costi della politica, uno degli argomenti che alimenta il distacco tra politica e società civile.
Sul piano del metodo, il Consiglio delle Autonomie – ha precisato il presidente – ha detto di no alla contrapposizione tra maggioranza e minoranza assumendo le decisioni (“non un solo voto in difformità”) all’unanimità, né mai si è sostituito a soggetti politici che operano in nome e per conto dei Comuni (Anci) e delle Province (Ups); “ci siamo sottratti a questa tentazione”, scegliendo un percorso di autonomia istituzionale, ma tale collocazione sollecita gli adempimenti contenuti in legge, altrimenti il Consiglio delle Autonomie rischia di perdere parte della sua funzione.

Dopo gli interventi dei presidenti del Consiglio regionale Giacomo Spissu e del presidente del Consiglio delle Autonomie locali Graziano Milia è intervenuto l’on. Cuccu (Udc) che ha detto che il suo partito farà di tutto per dare una risposta alle problematiche illustrate dal presidente del Consiglio delle Autonomie locali. L’on. Cuccu si è soffermato soprattutto sul mancato confronto con la Terza commissione sulla Finanziaria. Purtroppo presidente Milia- ha detto l’esponente dell’Udc - il mancato confronto su argomenti importanti è una situazione che vive anche il Consiglio regionale. La finanziaria è partita tardi e male e il confronto è stato sacrificato. Speriamo di rimediare con il dibattito in aula.
Il presidente della provincia di Nuoro Roberto Deriu, a nome delle province sarde, è intervenuto per sottolineare tre aspetti che riguardano le risorse, l’ amministrazione e il funzionamento, la relazione tra i poteri e le elite politiche. Sulle risorse il presidente Deriu ha espresso parere positivo sull’operato della giunta e del Consiglio: “Arrivare ad accettare il principio che l’autonomia si sostanzia con il decisionismo sulle risorse è una delle battaglie che l’autonomia ha vinto”. Sull’ amministrazione, il presidente della provincia di Nuoro ha invitato a una maggiore operatività. Noi subiamo – ha detto - il problema di una burocrazia regionale che oggi non è in grado di soddisfare le nostre esigenze. Oggi c’è una lentezza eccessiva nella spesa e non c’è la prassi di una reale collaborazione tra amministrazioni. Deriu ha auspicato l’istituzione di un unico corpo di funzionari pubblici per l’autonomia. Sulla relazione tra poteri ed elite politiche, secondo Deriu, c’è ancora poca chiarezza. I comuni e le province stentano a trovare un passo unitario perché ancora non è chiaro quale è il rapporto tra chi fa le leggi e gli enti locali. Per il presidente della provincia di Nuoro questa condizione di transizione deve essere superata attraverso una produzione legislativa chiara. Nella revisione dello Statuto ci deve essere una scelta chiara in tal senso.
L’on. Pinna (Progetto Sardegna) ha detto che questo incontro è importante anche perché il Consiglio non si presenta a mani vuote. Il Consiglio, infatti, ha approvato la legge n. 9 con la quale si è data attuazione ai trasferimenti di competenze e dove sono stati introdotti degli elementi di principio estremamente significativi che dicono cosa devono fare Regione, provincia e comuni. Abbiamo anche approvato – ha detto Stefano Pinna - la legge n. 12 e la n. 14 dove il coinvolgimento delle autonomie locali è effettivo. Anche la Finanziaria di quest’anno va nel segno di una maggiore attenzione a favore delle Autonomie locali. In questi due anni e mezzo di legislatura il rafforzamento delle autonomie locali è stato al centro dell’attenzione del Consiglio e le leggi 1 e 9 stanno diventando una sorta di vademecum per ogni commissione consiliare.
Il sindaco di Carbonia Tore Cherchi ha sottolineato la necessità di ampie riforme. Anche il sindaco di Carbonia ha ricordato la vicenda dei pareri espressi dal Consiglio delle Autonomie locali al Consiglio regionale, pareri che non hanno avuto nessuna incidenza e ha auspicato che si proceda ad una riforma che preveda che il Consiglio si debba obbligatoriamente esprimere su tali pareri. Tale principio poteva essere espresso nella legge statutaria che, invece, è stata un’occasione persa.
L’on. Artizzu (An) ha ricordato che questa, nei programmi della maggioranza e della giunta, doveva essere la stagione delle riforme. Invece la spinta riformistica è morta nel corso di questa legislatura . Noi abbiamo – ha detto l’on. Artizzu - serie preoccupazioni sul futuro delle autonomie locali. Abbiamo visto alcuni episodi in cui l’autonomia degli enti locali è stata mortificata come nel settore urbanistico e nella legge finanziaria. La Finanziaria rischia di essere un’ennesima operazione di facciata . Altro che valorizzazione degli enti locali, c’è un centralismo esasperato che penalizza gli enti locali. Questa finanziaria – ha affermato - arriva con grande ritardo, al limite dello scioglimento del Consiglio regionale. La colpa è della giunta regionale che ha paralizzato l’economia della Sardegna e che cancella le principali leggi di incentivazione. Intanto, la Sardegna è paralizzata e la povertà cresce. Nell’isola 340.000 persone vivono al di sotto della soglia di povertà.
Il sindaco di Bortigiadas Emiliano Deiana ha dato un parere positivo sulla Finanziaria ma ha espresso un profondo disagio nei confronti del Consiglio regionale che è insensibile ad un corretto rapporto con gli enti locali. Deiana ha ricordato la situazione che si vive nei piccoli comuni e ha chiesto un impegno concreto da parte della giunta per cercare di porre rimedio a questa emergenza. (r.r.)
Conclusa la seduta congiunta Consiglio regionale – Consiglio delle Autonomie locali = Questo pomeriggio il via alla Finanziaria

Cagliari, 26 aprile 2007. Numerosi gli interventi che si sono succeduti nella terza e ultima parte del dibattito della seduta congiunta fra Consiglio regionale e autonomie locali. Per il consigliere regionale Francesco Sanna (Margherita), quella in atto è una importante legislatura di riforma che riguarda in particolare il sistema della autonomie e che ha impegnato e sta ancora impegnando il Consiglio. Si comincia con questo processo anche l’importante azione di verifica ed è pertanto il momento di guardare “al contenuto delle riforme ed agli effetti, in una logica di equiordinazione”. Grande attenzione al ruolo delle autonomie locali mentre occorre evitare il “cortocircuito fra una politica di obiettivi e una amministrazione che non li sa attuare”.
“E’ il momento di bilanci nei rapporti fra Consiglio e autonomie” ha detto il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau. “Qualcosa è stata fatta e qualche occasione si è persa”. Si è fatta la legge statutaria, ma non sempre è stato valorizzato il ruolo del Consiglio delle autonomie cui è stato di fatto dato un ruolo secondario: “mai è stato dato seguito alle proposte”. Per questo il sindaco del capoluogo turritano ha rivendicato “una delega di funzioni ed un ruolo più adeguato alle autonomie locali”. Si parla di superamento dell’attuale organizzazione di fatto centralistica , ma non si da un ruolo adeguato alle autonomie. “E’ necessario che la Regione sciolga l’equivoco: attenzione non solamente ai piccoli comuni ma anche alle aree metropolitane del Nord e del Sud”.
L’importanza di questo incontro è stata sottolineata da Pierangelo Masia (Fas), “in quanto rappresenta la ripresa di un dialogo”. La richiesta di partecipazione nel dibattito sulla Finanziaria era una richiesta legittima e importante, ha detto Masia, che ha sottolineato come nella finanziaria di quest’anno vi siano alcune risposte importanti, come il “fondo unico” per gli enti locali. “Costoro devono avere la possibilità di una maggiore partecipazione ai processi di programmazione e riforma”.
Per il sindaco di Sestu, Aldo Pili, “il Consiglio delle autonomie deve acquisire la consapevolezza che i principi posti in campo devono essere attuati”. Positivo il fatto che la filosofia nel rapporto fra regione ed enti locali stia mutando in senso più autonomistico, ma “è anche necessario l’impiego tempestivo delle risorse da parte della Regione”, la questione del “patto di stabilità” spesso limita l’azione dei comuni in fase di crescita..
Anche il consigliere Silvestro Ladu (Fortza Paris) ha sottolineato l’importanza della seduta odierna. Che rappresenta un passo avanti nel cammino delle riforme. Si è poi soffermato sul “fondo indistinto” della Finanziaria, per affermare che “al di là della inadeguatezza degli stanziamenti costituisce un principio importante”, ma non ha risparmiato critiche: questo governo ha detto “adotta interventi che non esaltano il ruolo degli enti locali”.
Al particolare significato che la concomitanza fra avvio del dibattito sulla Finanziaria e incontro odierno si è riferito il consigliere Ds Giovanni Battista Orrù, che si è soffermato sui punti della finanziaria che interessano gli enti locali ed il sistema delle autonomie. “Dopo un anno e mezzo è naturale che vi sia la necessità di una analisi e valutazione sul Consiglio delle autonomie”. Sottolineando che di fatto si è trattato di un importante passo avanti, ha ricordato che ora al futuro Statuto spetterà il compito di una maggiore integrazione del sistema delle autonomie e della Regione anche sul piano della azione di governo.
La necessità che i rapporti con le autonomie locali non siano sporadici è stata ribadita dalla consigliera Maria Grazia Caligaris (Misto-Sdi), che ha auspicato una cultura della compartecipazione nel rispetto dei singoli ruoli”. Allargando l’attenzione all’esigenza di dibattiti meno frettolosi per consentire una vasta partecipazione nella costruzione delle politiche di riforma (Un dibattito frettoloso genera spesso una barbarie democratica”), ha messo in guardia dal pericolo di ciò che ha definito “centralismo burocratico”.
Il sindaco di Ollolai, Efisio Ebau, ha ribadito che le autonomie locali devono prendere coscienza del proprio ruolo e quindi agire con decisione. Giudicando un fatto importante il fondo indistinto introdotto in finanziaria, ha sottolineato che le riforme spesso dipendono dalla stessa volontà di attuazione degli enti locali. Ha tuttavia considerato una grande occasione persa la mancata istituzione della Consulta per lo Statuto.
Per il consigliere Paolo Pisu (RC) occorre dare forza a questo processo di riforma al quale il proprio Gruppo crede e da sostegno. “Ora è il momento di dare efficacia alle leggi di riforma”, ha detto. “La battaglia sulle entrate comincia a dare frutti, e questo ha anche consentito il fondo indistinto”. Quanto alla Finanziaria l’aula, chiamata da oggi a discuterne, potrà anche migliorarla ulteriormente.
Una intera giornata da dedicare al dibattito odierna sarebbe stata preferibile a giudizio del consigliere Sergio Pisano (Riformatori). “Due elementi di delusione –ha aggiunto- la sordità manifestata dal Consiglio regionale che non ha saputo tradurre in atti le proposte che giungono dal Consiglio delle autonomie, e la mancanza di un ruolo di programmazione e di governo del Consiglio che doveva in qualche modo rappresentare una seconda camera”. Molto critico Pisano sulle anticipazioni in bilancio delle future entrate: “Perchè non introdurre il principio anche nei bilanci dei comuni?”.
La conclusione all’assessore agli enti locali, Gian Valerio Sanna (“Una importante occasione di ascolto e di bilanci”). Il risanamento che si intravvede “è l’avvio di una fase di sviluppo importante”, ora la seconda parte del nostro lavoro riguarda le riforme. Per Sanna “non sempre si riescono da subito a intravvedere i risultati immediati ed il riposizionamento della sfera dei diritti conseguenti alle riforme: da qui le titubanze e le resistenze. Quanto al “fondo unico” si supera la logica del finanziamento volta per volta dalla Regione agli enbti locali, per cominciare a costruire la compartecipazione ai tributi erariali.
Il Presidente Giacomo Spissu, nell’esprimere un vivo apprezzamento per il dibattito che rappresenta l’avvio di un rapporto più stretto fra Assemblea regionale e Consiglio delle autonomie locali, ha espresso l’auspicio che tale forma di cooperazione possa in futuro dare frutti sempre maggiori.
I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 16,30.

Fonte: http://consiglio.regione.sardegna.it/sito/XIIILegislatura/Sedute%20Aula/au313.asp

 
Sarà eletto venerdì, a Cagliari, il primo Consiglio delle autonomie locali PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 14:30

Nascerà ufficialmente venerdì, a Cagliari, il Consiglio delle autonomie locali, come recita la legge istitutiva, la n. 1/2005, “l’organo di rappresentanza istituzionale, autonoma ed unitaria degli enti locali della Sardegna”, la sede di incontro, studio, approfondimento di tutti gli argomenti, i temi, i problemi dei comuni e delle province isolane. Il presidente del Consiglio regionale, Giacomo Spissu, come stabilisce la legge istitutiva, ha infatti convocato per venerdì mattina, alle ore 10.30, a Cagliari, nel palazzo dei Congressi della Fiera internazionale della Sardegna, tutti i sindaci dell’isola chiamati ad eleggere il nuovo organismo rappresentativo delle province e dei comuni della Sardegna. Lo stesso presidente Spissu aprirà e presiederà l’importante assemblea, che si concluderà con l’elezione del primo Consiglio delle autonomie, il nuovo “organismo rappresentativo delle esigenze locali”, che avrà anche il compito di concorrere alla elaborazione delle leggi regionali, degli atti di programmazione, di promuovere questioni di “legittimità costituzionale” su atti dello Stato considerati “lesivi” delle prerogative degli stessi enti locali.
Il Consiglio delle autonomie locali, articolo 3 della legge, è composto da 44 membri:
i presidenti delle otto province; i sindaci degli otto capoluoghi provinciali (una norma specifica dirime le questioni in caso di più capoluoghi provinciali); quattro sindaci di comuni con popolazione superiore ai diecimila abitanti, non appartenenti tutti alla stessa provincia; otto sindaci di comuni con una popolazione compresa tra i 3.001 e 10.000 abitanti (uno per provincia); sedici sindaci di comuni con una popolazione pari o inferiore a 3.000 abitanti (due per ogni provincia). In attuazione dell’articolo 117 della Costituzione, il principio di parità tra donne e uomini, il “genere meno rappresentato non può avere, in percentuale, una rappresentanza inferiore a quella degli eletti alla carica di sindaco nell’insieme dei comuni della Sardegna”, in questo caso la rappresentanza femminile non deve essere inferiore al 7,78 per cento dei componenti il Consiglio delle autonomie (4 componenti, nella attuale situazione complessiva) .
Venerdì mattina, quindi, i sindaci chiamati a scegliere i loro rappresentanti voteranno “divisi” in nove collegi elettorali: un collegio regionale, che comprenderà i sindaci dei comuni sardi con più di 10 mila abitanti (30 in totale), otto collegi provinciali per eleggere i rappresentanti dei comuni con popolazione tra i 10 mila ed i 3 mila ed 1 abitanti (68 in tutta l’isola) ed i rappresentanti dei comuni con popolazione inferiore ai 3 mila abitanti (245 complessivamente). Tutti i sindaci, o i rappresentanti comunali nel caso di comuni “commissariati”, potranno esprimere una sola preferenza. La funzione di componente del Consiglio delle autonomie non è “delegabile”, quindi non saranno ammesse deleghe neanche per le operazioni di voto. Risulteranno eletti coloro che riporteranno il maggior numero di preferenze e, a parità di preferenze, i sindaci dei comuni di minore dimensione demografica.
Nel caso in cui tutti i rappresentanti dei comuni con più di 10 mila abitanti risultino appartenere alla stessa provincia, al posto del “meno votato” sarà proclamato eletto il sindaco “più votato” che appartenga ad un’altra provincia.
Per garantire l’equa rappresentanza “dei sessi”, nel caso in cui tra gli eletti non si riscontri la percentuale prevista, i “meno votati” tra gli eletti saranno sostituiti dai “più votati” tra i non eletti del genere “meno rappresentato”, a cominciare dai sindaci dei comuni con meno di 3 mila abitanti, sino alla concorrenza della percentuale prevista. Se necessario, saranno nominati i rappresentanti dei comuni compresi tra i 10 mila e 3 mila ed 1 abitanti, per passare poi a quelli dei comuni con più di 10 mila abitanti, sino alla “copertura” dei seggi previsti per il genere meno rappresentato.
Il presidente del Consiglio, al termine delle operazioni di voto, comunicherà i nomi degli eletti al presidente della Regione, che emanerà il decreto di nomina dei componenti il Consiglio delle autonomie locali, compresi quelli di “diritto” (i presidenti delle province ed i sindaci dei comuni capoluogo).
Il Consiglio delle autonomie locali rimarrà in carica tre anni ed i suoi componenti eserciteranno il loro mandato sino alla nomina dei loro successori; decadranno, invece, quando cesseranno, per qualunque ragione, dalla carica che ricoprivano quando sono stati nominati.

FONTE: http://consiglio.regione.sardegna.it/sito/XIIILegislatura/Comunicati%20stamp/C20050713A.asp

 
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